CODICE ROSSO

di CARLO MONNI

(con personaggi e concetti di FABIO VOLINO)
Editor: GIUSEPPE FELICI

 

1.

 

 

            Il Palazzo della Lubyanka è un edificio tetro in marmo giallo che sorge nell’omonima piazza che dal 1926 al 1990 era chiamata Piazza Dzerzhinsky in onore del fondatore del servizio segreto sovietico che ha avuto molti nomi il più famoso dei quali è Komitet gosudarstvennoy bezopasnosti[1] ovvero KGB.

            I tempi cambiano, le ideologie crollano e con esse i loro simboli. La piazza ha ripreso il suo antico nome, la statua di Felix Edmundovich Dzerzhinsky è stata rimossa e il monumentale palazzo ora ospita la sede di uno solo dei servizi che hanno preso il posto del KGB: il non meno temibile F.S.B.[2] che in questi giorni è al centro di uno dei più gravi scandali della sua storia.

            La donna che entra nel piccolo ufficio di Dimitri Bukharin ha un’età indefinibile, capelli biondi raccolti in uno chignon, indossa un sobrio tailleur marrone ma dal suo portamento Dimitri indovina immediatamente un passato militare. Gli sembra anche familiare ma non riesce a ricordare dove l’ha già vista.

-Maggior Generale Svetlana Yurevna Koslova.- si presenta -Sostituisco il Colonnello Generale Menikov fino a nuovo ordine.-

            C’era da aspettarselo, pensa Dimitri, era inevitabile dopo i recenti pasticci. Obiettivamente Vladimir Maksimovitch Menikov aveva combinato un bel casino lasciando che le sue ossessioni personali offuscassero il suo giudizio. Il risultato era stato che il Presidente ed il Primo Ministro della Federazione Russa sarebbero stati uccisi da dei cospiratori se non fossero stati salvati da dei misteriosi americani assieme a Devil e Natasha Romanova, la prima Vedova Nera. Aggiungendo al danno la beffa, la Romanova aveva sorpreso Menikov a casa sua e lo aveva lasciato legato al suo letto completamente nudo per poi diffondere le immagini su tutti i social media conosciuti.[3] Il Presidente era furioso ed aveva sospeso Menikov dal suo incarico in attesa di decidere il suo destino, nel migliore dei casi la degradazione ed il trasferimento in una stazione della Siberia. Fine ingloriosa di una carriera rapida e sorprendente che lo aveva portato al grado di Colonnello Generale ed ai vertici del F.S.B. prima dei 35 anni.

            Dimitri si lascia sfuggire un sospiro mentre si alza in piedi e fa il saluto militare alla nuova arrivata.

-Si rilassi, Compagno Colonnello, non c’è bisogno di sciocche formalità tra di noi.- replica la donna dagli occhi vivaci.-

-Come desidera, Compagna Generale.-

-Mi chiami pure Svetlana Yurevna, Dimitri Pavlovitch. Ci sarà parecchio da fare qui ed ho bisogno di un braccio destro fidato, uno come lei, la leggendaria Dinamo Cremisi.-

-Quei giorni sono passati. Ora ci sono una nuova Dinamo Cremisi e pure un nuovo Airstrike.-

-Bullsky e Shatalov, li conosco entrambi.-

            Dimitri non ne è sorpreso. Ora ricorda chi è Svetlana Yurevna Koslova ed anche sotto chi ha servito e si rilassa. La donna continua:

- Il Presidente ha deciso di continuare il programma “Guardia d’Inverno Oscura” di Menikov, almeno per ora. Starà a me decidere per quanto. Mi organizzi un incontro con la Guardia d’Inverno.-

-Per quando?-

-Subito.- è la secca risposta.

 

            Base Aerea NATO di Ramstein, Germania. dove alloggiano temporaneamente tre esuli russi dai superpoteri. Espulsi dalla Guardia d’Inverno, bollati come traditori,costretti a fuggire dalla loro patria Stella Nera, Vanguard e Ursa Major si sentono in una sorta di limbo. Per quanto non ne parlino volentieri, tutti loro si chiedono se mai potranno tornare a casa.

            Laynia Petrovna sta levitando sopra la base quando vede arrivare una Porsche Boxster 987 volante. Non ha bisogno di cercare contrassegni: solo lo S.H.I.E.L.D. se ne va in giro in quel modo. Quello che la sorprende è l’identità di uno dei due passeggeri: un uomo che lei conosce benissimo, una sorta di fantasma del passato.

            È ancora turbata quando plana accanto all’auto appena atterrata e i due uomini a bordo scendono avviandosi verso di lei ed i suoi compagni.

            Uno dimostra poco più di quarant’anni, è biondo con gli occhi azzurri. Il suo compagno ha i capelli scuri e gli occhi grigi

-Sono il Direttore Eric Koenig dello S.H.I.E.L.D.- si presenta il biondo. -Lui è…-

-Yuri?- esclama Stella Nera ancora incredula -Sei davvero tu?-

-Ciao Laynia.- la saluta lui.

            Dicono che il primo amore non si scorda mai e forse è davvero così. Per Laynia Petrovna rivedere Yuri Petrovitch significa ritornare ai tempi dell’addestramento quando due giovani privi di radici si innamorarono come solo due ragazzi possono. L’amore rende ciechi, si sa, ma alla fine Laynia dovete rendersi conto che Yuri era consumato da un’ansia di vendetta diretta verso la persona sbagliata e dovette prendere una decisione dolorosa schierandosi contro di lui.[4]

            Non lo vede da allora e non sa cosa prova per lui adesso.

-Non ti aspettavi di rivedermi, vero?- continua Yuri -Ho chiesto io di venire qui.-

-Perché?- chiede Laynia.-

-Ho già chiesto scusa a mio padre e Natasha per quello che ho fatto. Rimanevi soltanto tu e ci tenevo a fare qualcosa di buono per te.-

-Ehi, aspetta un momento!- interviene Vanguard -Non dirmi che lui è quello Yuri.-

-Ma certo che è lui.- conferma Ursa Major -Yuri Ivanovitch Petrovitch. Il bel Yuri, il brillante allievo di Alexei Bruskin e terza Dinamo Cremisi. Ti pensavo in qualche galera della Rodina.-[5]

-Salve, Ursus.- ribatte, tranquillo, Yuri Petrovitch -Vedo che non sei cambiato molto in questi anni: hai sempre lo stesso piacevole carattere.-

-Se pensi di cavartela col sarcasmo…-

-Mai pensato, giuro.- replica l’altro -Per rispondere alla tua domanda, sono stato in terapia per ripulire la mia mente da tutte le bugie che ci avevano ficcato i servizi segreti della nostra beneamata patria. È stato duro accettare di aver vissuto nella menzogna buona parte della mia vita ma alla fine ce l’ho fatta.-

-Sei nello S.H.I.E.L.D. adesso?- gli chiede Laynia.

-Nick Fury ha pensato che ci fosse del buono in me.-

-Dicevi di portare buone notizie…-

            Per tutta risposta Eric Koenig estrae dalla sua valigetta un fascio di documenti che porge ai tre russi e spiega:

-Passaporti ucraini perfettamente validi, permessi di soggiorno tedeschi e contratti di lavoro come impiegati della sede della Fondazione Xavier di Francoforte , tutti autentici ed intestati alle vostre nuove identità.-

-Come possono essere autentici se i nomi sono falsi? Chiede ingenuamente Nikolai Krylenko.

            Koenig sorride ironico e ribatte:

-Diciamo che i governi interessati sono stati più che lieti di collaborare nel fare uno sgambetto ai Russi.-

-In altre parole…- aggiunge Petrovitch -… le autorità russe hanno la loro convenienza a non complicare i rapporti con la Germania smascherando il nostro piccolo inganno, quelle ucraine sono ben liete di sostenere che voi siete quelli che dicono i vostri documenti: cittadini ucraini alle dipendenze della Fondazione Xavier, quelle tedesche sono altrettanto liete di non essere alle prese con un imbarazzante richiesta di asilo da parte di cittadini russi.-.

-Per quel che me ne faccio di questi documenti finché sono intrappolato nella forma di un orso.- borbotta Mikhail Ursus, alias Ursa Major.

-Vedrai che troveremo un sistema per riportarti alla tua forma umana, Misha,[6] abbi fede.- gli dice Laynia.

-Davvero? E in chi? In Reed Richards, che in tanti anni non è stato capace di curare il suo vecchio amico Ben Grimm? O magari in Bruce Banner? Neanche il Dottor Strange, il più grande mago della Terra ne è stato in grado. Il tuo amichetto dello S.H.I.E.L.D. ha forse una formula magica con sé?-

-Misha…-

            Ursa Major volta la testa e poi si allontana dalla donna di cui è innamorato.

-Io non capisco il suo comportamento, mi spiace.- si scusa Stella Nera.

-Io forse sì.- replica Yuri -E non mi sento di biasimarlo.

 

            Sede della Guardia d’Inverno a Mosca. Una sessione di allenamenti del principale supergruppo russo è appena terminata che nella grande palestra entrano un uomo ed una donna.

-Compagni…- esordisce Dimitri Bukharin -… vi presento il nuovo Direttore ad interim del F.S.B.-

            Airstrike si sfila l’elmetto e commenta:

-Guarda guarda, la cara Svetlana! È un piacere vederti ancora. Hai fatto carriera, vedo.-

-La cosa ti disturba, Valentin Vladimirovitch?- ribatte la donna.

-A me? Figurati. Non mi ritengo sessista. Quando ero un pezzo grosso del G.R.U.[7] il mio braccio destro era una donna.-

-Con cui andavi a letto.- ribatte Svetlana Yurevna Koslova con una smorfia di disgusto

-Sono un essere umano, che vuoi farci?-

            Improvvisamente la Dinamo Cremisi atterra accanto a loro.

-Ah, Boris Borisovitch, giusto in tempo!- esclama Valentin Shatalov -Ti ricordi di Svetlana Yurevna?-

-Mi ricordo benissimo.- risponde Boris Bullsky sfilandosi a sua volta il casco e la sua voce non ha un tono particolarmente amichevole.

-Che vi piaccia o meno, io sono qui e dovremo collaborare.- ribatte la donna -Quasi tutti voi dovreste stare a marcire in una qualche prigione ed io sarei stata felice di buttar via la chiave, ma qualcuno ha deciso di offrirvi una seconda possibilità ed io farò in modo che non la sprechiate. Se dovesse accadere, la grazia che avete ricevuto sarà annullata ed io mi assicurerò personalmente che finiate nella prigione più dura della Federazione.-

Discorso chiaro.- ribatte Shatalov -E ora che ci siamo chiariti, che possiamo fare per te, Svetlana?-

-Per il momento rispondere ad una semplice domanda: dov’è il Guardiano Rosso?-

 

 

2.

 

 

            Il suo nome è Alexi Alanovitch Shostakov, ma è solo questo ormai: soltanto un nome e nulla di più. L’uomo dietro quel nome non esiste più, forse non è davvero mai esistito. Da quanto tempo non usciva senza il suo costume rosso, da quanto non si mescolava a quella gente comune che dice di voler proteggere?

            Cammina per le strade di Mosca e riflette sul fatto che questa non è la Russia che sognava, una Russia che, a pensarci bene, forse è esistita solo nei suoi sogni.

            Ci voleva Natasha per fargli capire, per fargli ricordare certe cose, certi valori. Per lei ha messo in gioco tutto quello che aveva ed ha sfidato il suo stesso governo e lo rifarebbe perché era il suo governo ad avere torto, o meglio alcuni suoi funzionari ottusi.

            Sta ancora pensando a questo quando entra in un bar e si avvicina al bancone per ordinare una vodka. Mentre aspetta di essere servito non può fare a meno di notare i due uomini alle sue spalle, riflessi nello specchio dietro il barista. Li inquadra immediatamente: ex Spetsnaz ora al servizio di qualcuno, forse uno dei tanti oligarchi o forse peggio. Indossano ampi cappotti scuri , ideali per nascondere delle mazze, o magari dei mitragliatori. Finge noncuranza, non vuole attirare la loro attenzione.

            Finisce di bere ed esce dal locale ma non fa molta strada: si piazza ad un angolo ed attende. L’attesa non dura a lungo. Sente il rumore di vetri infranti e si muove. Nel locale ci sono solo quei due, il proprietario ed una cameriera spaventata. I due tipi si stanno accanendo con le mazze contro gli scaffali con le bottiglie e non si accorgono di lui, non se ne accorgono, cioè, finché non è troppo tardi.

            Alexi si muove rapidissimo e sferra una gomitata alla tempia di quello più vicino che molla la sua mazza. Un secondo colpo lo stende definitivamente. Il suo compagno gli si precipita contro impugnando la sua mazza con entrambe le mani ma è troppo lento. Alexi blocca la mazza ancora in piena oscillazione e contemporaneamente sferra un calcio alle caviglie del suo avversario. L’uomo perde la presa sulla mazza e se la lascia sfilare di mano. Alexi gli sferra una bastonata alla bocca dello stomaco e mentre quello annaspa, lo colpisce ancora alla gola e lui cade a terra svenuto.

            Alexi non ha il minimo fiatone e si rivolge al proprietario del locale:

-Chiami la Polizia.-

-Ma… ma io…- balbetta questi.

            Alexi scuote la testa sconsolato.

-Ho capito.- dice -Ci penso io.-

            Prende i due uomini svenuti per la collottola e li trascina fuori. Si sente bene.

 

            Ekaterina Alexandrovna Bulikova, Katrina per gli amici, nonché Stella Nera dell’attuale formazione della Guardia d’Inverno, non è per nulla soddisfatta: la caduta di Vladimir Menikov rischia di compromettere i suoi piani… i piani del suo Signore… deve agire subito, non ha scelta.

            Viene introdotta nell’ufficio della Direttrice ad interim Generale Svetlana Yurevna Koslova che alza la testa al suo ingresso.

-Volevi vedermi, Stella Nera?- chiede.

-Sì, Compagna Direttrice.- risponde, quieta, Katrina -Noi due dobbiamo parlare.-

 

            In un posto lontano da Mosca il telepate noto come Ni Red si rivolge ai suoi compagni in un insolito esercito clandestino:

“Compagni, è finalmente arrivato il momento di colpire: abbatteremo il corrotto governo della nostra amata madrepatria e poi ne schiacceremo tutti i nemici.”

            Mentre gli altri esultano, quello chiamato Zeta Red è l’unico a mostrarsi preoccupato. È una follia, lo sa, ma non ha altra scelta andare avanti.

 

 

3.

 

 

            La burocrazia, specie quella internazionale, si muove in genere piuttosto lentamente, così non è particolarmente sorprendente che ci voglia del tempo perché qualcuno colleghi tra loro una serie di morti inspiegabili avvenute in Italia, Regno Unito, Germania e Svizzera accorgendosi di alcuni elementi comuni come la contemporanea presenza in quei luoghi del supereroe russo Perun e della supereroina italiana che si fa chiamare Sun. Ancora la cosa non avrebbe attratto l’attenzione se gli ultimi due eventi non avessero coinciso con un assalto di Perun ad un laboratorio di ricerca nei pressi di Berlino e ad una banca di Berna. In entrambi i casi la sola cosa scomparsa è stata una gemma multicolore di origine sconosciuta, forse addirittura extraterrestre. Una ricerca più approfondita ha permesso di scoprire che simili gemme erano presenti anche a Roma e Londra e quando è saltato fuori che la gemma britannica era stata acquistata da Sir James Jaspers, meglio noto come Mad Jim, poco prima della sua ultima esplosione di follia che aveva quasi annientato la Russia[8] il caso è stato subito classificato come emergenza internazionale per finire, quindi, sulla scrivania del Direttore Regionale dello S.H.I.E.L.D. di Berlino Eric Koenig.

            L’ex membro degli Howling Commandos osserva le tre gemme posate sul ripiano davanti a lui: tutte quelle sparse per il mondo che i suoi agenti sono riusciti a rintracciare. Ne prende in mano una. Non è fredda come un diamante ma ha molte sfaccettature ed emette una sorta di brillantezza ed è come se al suo interno ci fossero delle immagini.

            A Koenig sembra di vedere tre indistinte figure di donna accanto ad un albero che sembra antico quanto il Mondo se non di più. Da uno dei suoi rami pende, impiccato, un vecchio dai lunghi capelli e barba bianchi. Ora lo vede più vicino e l’orbita vuota del suo occhio destro sembra un pozzo nero che lo attira.

            Con un gemito lascia andare la gemma come se fosse diventata di colpo incandescente. Quelle immagini che ha visto … sembravano così vive, così reali. Gli hanno ricordato i vecchi racconti di sua nonna

sugli dei del Walhalla: le tre Nome, arbitre del destino degli uomini e degli dei, Wotan dall’unico occhio. Per un attimo gli era sembrato di precipitare davvero in mezzo a loro. Gli viene in mente una frase di NietzscheQuando guardi a lungo nell’abisso, l’abisso ti guarda dentro.”. È quello che ha provato lui prima: come se la gemma gli scrutasse nell’animo.

            Koenig capisce di aver bisogno di aiuto, un aiuto particolare. Con un sospiro si appresta a fare una chiamata.

 

            Francoforte sul Meno, Land dell’Assia, Repubblica Federale Tedesca, cuore finanziario di questa nazione, il posto adatto per la sede europea della Fondazione Xavier, organizzazione senza scopo di lucro, sede al momento vuota, a parte due mutanti russi costretti all’esilio dalla loro patria a causa di false accuse, ufficialmente ricercati mentre altri hanno usurpato il loro nome e il loro posto nel più famoso supergruppo della Federazione Russa.

-E così è qui che dovremmo stare?- chiede Nikolai Krylenko, Vanguard.

-È qui che lavoreremo.- precisa sua sorella Laynia Petrovna, l’originale Stella Nera -Come impiegati della Fondazione Xavier grazie alle identità di comodo che ci ha fornito lo S.H.I.E.L.D.-

-Mi chiedevo…- interviene Vanguard -… per avere ottenuto questi documenti la Fondazione deve avere risorse notevoli.-

-Quando stavo coi Campioni[9] Bobby… l’Uomo Ghiaccio… mi disse che gli X-Men avevano una specie di accordo con l’F.B.I.- replica Laynia -Forse hanno accordi simili anche con lo S.H.I.E.LD.-

-Bene, immagino che mi abituerò a questa nuova vita. conclude Nikolai poi guarda un depliant che ha trovato poco prima ed aggiunge -Per il momento, so cosa farò stasera.-

-Davvero? E cosa?-

            Lui sorride e risponde:

-Andrò a vedere il balletto.-

-Balletto?-

-Ebbene sì. Forse anch’io rivedrò una vecchia amica. Non sei certo l’unica a cui può capitare, sai?-

            Si riferisce a Yuri Petrovitch? E a chi altri? Rivederlo è stato una specie di colpo al cuore che ha riportato a galla ricordi belli e brutti. Forse non avrebbe dovuto accettare il suo invito a cena, ma che male può fare?

            Le sue riflessioni sono interrotte dallo squillo del suo cellulare. Riconosce il numero e sospira. Ascolta il suo interlocutore e poi replica:

-D’accordo.-

            Quindi si rivolge al fratello:

-Nikolai, mi spiace ma dovrai rinunciare al balletto.-

 

            Valentin Shatalov ha vestito la divisa dell’Esercito per la maggior parte della sua vita da adulto, il più giovane Colonnello-Generale del G.R.U.[10] e sarebbe diventato il più giovane capo di quel servizio se… ma è inutile piangere sul latte versato.

            Si alza dal letto e comincia a vestirsi.

-Devi proprio andare?- gli chiede la ragazza bionda nello stesso letto.

-È il mio lavoro, lo sai, Stasia.- replica lui accennando un sorriso -La patria ha bisogno di me, possiamo dire.-

-E quando ti rivedrò?-

-Presto, forse stasera se non ci saranno emergenze e mi auguro di no, dopotutto le invasioni aliene non avvengono tutti i giorni.-[11]

            Shatalov si infila la giacca e si china a baciarla poi esce e se ne va. Non sente Anastasia Vassilievna Borozova sussurrare:

-Ti amo.-

O forse lo sente e fa finta di nulla. Dopotutto per uno come lui la figlia di un bottegaio va bene giusto per divertirsi, non è vero?

 

 

4.

 

 

            Alexi Alanovitch Shostakov, rivestito del suo costume di Guardiano Rosso, entra nel grande salone dove lo aspettano i suoi compagni di squadra e la donna che ora ricopre l’incarico di Direttore ad Interim del F.S.B. al posto del discreditato Vladimir Menikov.

            Senza parlare li guarda uno per uno. Ha cercato di forgiarli in una vera squadra e con alcuni di loro ha fallito eppure c’è ancora speranza per loro, anche senza la sua leadership se così deve essere. Se non altro avrà la tranquillità di aver agito secondo coscienza.

            Alla fine il silenzio è rotto da Svetlana Yurevna Koslova:

-Bentornato tra noi, Krasnyy Strazh[12]. Sono lieta di comunicarti che l’inchiesta a tuo carico è terminata ed è stato determinato che hai sempre agito per il bene della Rodina, tuttavia…-

-Tuttavia?- chiede lui .

-Tuttavia è stato deciso che tu sia rilevato dalle responsabilità del comando che saranno divise tra Avianalet[13] per le azioni sul campo e Temnaya Zvezda[14] per il resto. Gli ordini della Compagna Colonnello Bulikova dovranno intendersi come provenienti da me. Spero di essere stata chiara.-

<<Chiarissima per quanto mi riguarda.>> afferma Airstrike <<Sono pronto a far fronte ai miei doveri con l’aiuto di tutti e sono certo di poter contare sulla tua collaborazione, Guardiano.>>

            Gli occhi del Guardiano Rosso sono puntati su una sorridente Ekaterina Aleksandrovna Bulikova mentre risponde:

-Puoi contare su di me senza riserve, Airstrike.-

-Molto bene.- conclude la Direttrice Koslova -Ora devo andare. Mi aspettano affari urgenti.-

            È da poco uscita dalla stanza lasciando i membri della Guardia d’Inverno a riflettere che improvvisamente si sente un gemito. Tutti gli occhi si puntano su Elena Markovna Ivanova, meglio nota col nome in codice di Esper, che si è portata le mani alle tempie.

-Che ti succede Elena?- le chiede un sinceramente preoccupato Guardiano Rosso.

-Stanno tornando!- esclama la ragazza -Stanno tornando!-

            Un attimo dopo sviene.

 

            È passato diverso tempo da quando Alexei Mikhailovitch Vazhin ha varcato per l’ultima volta i cancelli del Cremlino e deve ammettere che non era affatto sicuro che sarebbe accaduto di nuovo ed invece eccolo qui pronto per un colloquio con uno dei due uomini più potenti del Mondo. I tempi e le fortune degli uomini cambiano in fretta, pare.

            Viene ammesso nello studio dove assieme al Presidente c’è un altro uomo più giovane.

-Ah, Alexei Mikhailovitch, che piacere rivederla. Io e Dimitri Anatolyevich stavamo giusto parlando di lei.-

-Davvero?- commenta Vazhin -Devo esserne contento?-

-Ha motivo di pensarla diversamente?-

-Non saprei. Ho passato mesi in prigione in attesa di un processo che non è mai arrivato.-

-Dimentichi tutto questo. Il Procuratore Generale ha stabilito che le accuse contro di lei erano inconsistenti. Non ci sarà alcun processo. Diciamo che Vladimir Maksimovitch ha agito con imperdonabile leggerezza e non pensiamoci più.-

-Menikov, che ne sarà di lui?-

-Per ora è sotto inchiesta per gravi negligenze, ma è già chiaro che dovrà essere sostituito.-

-Se vuole offrirmi di riprendere il suo posto, devo rispondere di no. In realtà avevo già deciso che era ora di ritirarmi prima che lei decidesse di rimpiazzarmi con Menikov senza nemmeno avvertirmi.-

            Il volto del Presidente è freddo come la pietra.

-Non sono solito scusarmi.- dice infine.

-Ed io non le chiedo di farlo.- replica, tranquillo, Vazhin -Se vuole il mio consiglio, confermi Svetlana Yurevna, è la donna adatta per quel posto.-

-Ci avevo già pensato… esattamente come ho pensato a cosa fare di lei. Un uomo come lei è una risorsa preziosa per lo Stato, Alexei Mikhailovitch, e sarebbe sciocco sprecarla mandandola semplicemente in pensione. Le interessa un posto nel Consiglio di Sicurezza?-

            Per la prima volta da tantissimo tempo Alexei Mikhailovitch Vazhin è letteralmente sbalordito.

 

            L’aeronave si muove spinta dalla pura energia mentale. Gli uomini a bordo sono concentrati e silenziosi

“Presto saremo sull’obiettivo.” spiega telepaticamente l’uomo che si fa chiamare Ni Red “Questa volta la vittoria sarà nostra.”

            Zeta Red sa che sbaglia ma non può far niente per impedire ciò che sta per accadere. Niente.

 

 

5.

 

 

            La giovane donna dai capelli rossi sfoga la sua rabbia e frustrazione in un’intensa seduta di allenamento. Natalia Alianovna Romanova, l’originale Vedova Nera l’ha umiliata. Per la prima volta da quando ha assunto il suo attuale ruolo ha fallito la sua missione e questo le brucia, anche se poi è stato rivelato che la Romanova era innocente dei crimini di cui era accusata. [15]

            Ora la ragazza il cui vero nome è Olga Nikolaievna Derevkova è decisa a riabilitare la sua reputazione a qualunque costo.

 

            In un ristorante di lusso di Mosca un uomo sui sessant’anni dai capelli e barba brizzolati si alza galantemente all’arrivo della donna bionda che potrebbe avere la sua età e la cui bellezza non è ancora sfiorita.

-Irina Dimitrievna, sono lieto che tu abbia accettato il mio invito.-

-E come avrei potuto rifiutarlo, Aleksandr Vassilievitch?- replica la donna sedendosi -Capita così di rado di rivedere i vecchi amici di questi tempi. E poi ero lusingata che ti fossi ricordato di questa vecchia signora.-

-Non sei affatto vecchia, Irina, e sei sempre molto attraente.- dice Aleksandr Vassilievitch Lukin.

            Irina Andreievna Gorshenko, Presidente del Consiglio della Federazione[16] sorride compiaciuta.

-E tu sei sempre molto galante, Alek.- ribatte.

            In pochi istanti sono passati ad un atteggiamento molto amichevole, segno di un’antica familiarità derivata da un passato comune.

-Si dice che tu abbia ormai trasferito la tua residenza a New York e che torni molto di rado nella Rodina ormai.- continua la Gorshenko.

-Non è assolutamente vero!- ribatte Lukin -Io sono un Russo e ne sono orgoglioso proprio come lo sei tu ma i miei doveri come capo di una multinazionale con filiali in tutto il Mondo mi costringono a viaggiare e gli Stati Uniti sono un mercato importante anche in questi tempi tormentati.-

-Rimpiangi mai i vecchi tempi, Alek? Quando io ero nel S.V.R.[17] e tu nel G.R.U.?-

-E tu? Davvero ti mancano? Pentita di essere entrata in politica?-

            Irina Gorshenko fa un mezzo sorriso

-Qualche volta.- ammette -Dicono che sono la donna più potente di Russia ma il mio ruolo è poco più che onorifico. Il vero potere è in mano di altri.-

            E tu vorresti averlo per te, pensa Lukin, proprio come me, ma nel cercare di ottenerlo saremmo alleati o rivali? In questo le cose sono ancora come ai vecchi tempi.

 

            La receptionist all’ingresso del quartier generale regionale dello S.H.I.E.L.D. a Berlino alza gli occhi e vede venire verso di lei una donna dai lunghi capelli neri vestita di verde i cui lineamenti sono in buona parte coperti da un cappello a larghe tese con un’anacronistica veletta.

            Il suo primo pensiero è come ha fatto a superare i controlli all’entrata? Poi vede la scia di corpi a terra e subentra la consapevolezza che non è una comune visitatrice. Preme freneticamente il pulsante di allarme ma l’intrusa non sembra darsene pensiero. Le si avvicina con calma e chiede:

-Il tuo capo… il Direttore, giusto? ... dov’è?-

-Lei non può …- comincia a dire la ragazza

            Prima che possa dire altro, la donna le sfiora la guancia con una mano e guardandola negli occhi mormora:

-Ah, vedo . grazie cara.-

            Ritrae la mano e la giovane receptionist si accascia con la testa sulla scrivania.

-Io posso molte cose.- afferma la donna in verde allontanandosi verso gli ascensori.

 

 

CONTINUA SU THE OTHERS ANNUAL #1

 

 

NOTE DELL’AUTORE

 

 

            Quasi nulla da dire su quest’episodio, solo poche, rapide, note:

1)    Eric Koenig è un personaggio creato da Stan Lee & Dick Ayers su Sgt. Fury and his Howling Commandos vol. 1° #27 datato maggio 1966. Come faccia ad essere ancora giovane e attivo ad oltre settant’anni dalla Seconda Guerra Mondiale è un mistero non ancora svelato.

2)    Irina Andreievna Gorshenko è un personaggio di mia creazione basato fisicamente su Marlene Dietrich.

3)    Anche Olga Nikolaievna Derevkova, la Vedova Bianca è un mio personaggio originale.

            Nel prossimo episodio: tutti i nodi vengono al pettine… o no?

 

 

Carlo



[1] Comitato per la Sicurezza dello Stato in Russo.

[2] Federal'naya Sluzhba Bezopasnosti. Servizio di Sicurezza interna della Federazione Russa

[3] Come visto su Devil & la Vedova Nera #83, The Others #48 e Vendicatori Segreti #29.

[4] Su Champions #7/10 (In Italia su Thor, Corno, #182/189).

[5] Patria in Russo.

[6] Vezzeggiativo di Mikhail.

 

[8] Negli episodi #41 /43 di questa serie

[9] Tanto di quel tempo fa che fatichiamo a ricordarci quanto. -_^

[10] Glavnoye Razvedyvatel'noye Upravleniye. Direzione Principale Informazioni, il servizio segreto militare russo.

[11] Allusione all’invasione guidata da Thanos su Vendicatori #99/100, Vendicatori Costa Ovest #37 e Avengers Icons #45.

[12] Guardiano Rosso in Russo.

[13] Airstrike in Russo

[14] Stella Nera i Russo.

[15] Come dettagliato in Vendicatori Segreti #29.

[16] La Camera Alta del Parlamento Russo.

[17] Sluzhba Vneshney Razvedki, Servizio Informazioni dall’Estero della Federazione Russa.